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12 Gennaio 2020

La libreria cambia gestione

Si chiude un ciclo di settantacinque anni.
Spesso la storia gode dei suoi colpi di scena. Così può accadere, come accadde, che il tredicesimo figlio – nono tra i vivi – di una famiglia di viddani, viddano egli stesso, accenda una delle fiaccole più grandi della cultura corleonese del Novecento: la “Libreria Di Palermo”. Se ne parla oggi perché proprio col nuovo anno, la famiglia ha lasciato la fiaccola in altre mani, quelle della signora Maria Rita Castro, che la gestirà anche se la gloriosa insegna resterà sempre quella conosciuta da tutto il paese: “Libreria Di Palermo”.
       Scrivere queste righe è un dovere, una specie di presentat arm ad una “putia” che ha accompagnato tutti gli studenti di Corleone, dalle aste di un tempo ai testi delle scuole superiori di oggi. Negli ultimi tre quarti di secolo, non c’è stato uno studente che non si sia imbattuto in zù Totò, non c’è stato un solo lettore di libri o di giornali che con zù Totò non abbia dovuto fare i conti: cioè tutti, considerando che il grande processo di alfabetizzazione di massa partì in Italia – e nella nostra città – praticamente dopo l’ultima guerra. Insomma, quella putia che qui si viene a celebrare, non è una putia qualsiasi che apre, chiude o passa di mano, ma la fiancheggiatrice di una spinta culturale senza la quale il processo di alfabetizzazione sarebbe stato più lungo, un po’ come il grande maestro Manzi di felice memoria che in televisione insegnò a leggere e a scrivere agli italiani proprio in quegli stessi anni.
        Zù Totò era nato alla fine di un’altra guerra, il 9 novembre del 1917. S’è detto: era l’ultimo figlio di una solida e patriarcale famiglia contadina, come si usava allora. Da giovane lo zappone, poi la ricerca di un’altra vita. Un’occasione: la Regia Marina, che ieri come oggi prometteva di far girare il mondo. Però un amico poi insegnò a Totò che “le navi da guerra/sono belle a guardarle da terra”, perché in guerra, faceva parte del gioco, qualcuna poteva finire in fondo al mare. Totò infatti, come tanti suoi coetanei, aveva incocciato quella guerra che avrebbe travolto il mondo. Ma per sua fortuna, quelle navi avrebbe continuato a guardarle da terra, perché prima gli avevano dato l’incarico di postino, poi di infermiere. Era di stanza a Pola e un giorno in ospedale si presentò una ragazza per un intervento di appendicite. Fece l’appendicite ma poi, con Totò, fece anche due figli: si chiamava Olga.
“U Zù Totò Di Palermo mentre sistema la vetrina appena rinnovata in una foto "rubata" una cinquantina d'anni fa da Mario Cuccia. Nel riquadro piccolo il figlio minore Claudio con la moglie Cettina (dal profilo Facebook) che hanno continuato a gestire fino a ieri la libreria.”
         Totò era finito in Marina per sfuggire alla sorte dello zappone. Nel suo caso, l’ascensore sociale si era presto guastato. Era discolo e in quarta elementare e all’inizio del secolo un discolo figlio di contadini non poteva che essere brutto, sporco e cattivo. Era stato bocciato e così via. Poi la Regia Marina gli aveva dato da vivere dignitosamente fino a quando l’esercito si era dissolto e lui si era messo a lavorare, malgrado qualche problemino con i tedeschi perché non aveva aderito a Salò. Ora tornava a casa con una moglie ma soprattutto con un buon gruzzolo da parte che gli avrebbe consentito almeno di mettersi un tetto in testa. Conti sballati, perché ormai in Sicilia vigevano le AM lire, moneta dell’occupazione americana, e il gruzzolo portato dall’alta Italia era praticamente carta straccia.
        Bisognava ricominciare a inventarsi la vita. Non restava che una “putia” e qui entrò in gioco il peso del suo “peccato originale”. Da bambino i suoi studi erano stati bruscamente interrotti. La sua curiosità e la sua voglia di cultura l’aveva portato nel tempo a studiare da esterno e ad arrivare alla soglia del diploma magistrale. Proprio quella voglia lo aveva indirizzato verso una cartolibreria, che tra l’altro a Corleone non esisteva. Era il 1946 – come recitava la vecchia insegna – quando aveva alzato la saracinesca. Prima in un buco di via Bentivegna, poi in un altro buco di via Roma. Fino a quando la “Libreria Di Palermo” era approdata nella chiazza: zù Totò ne era diventato il re con i Binenti, i Pomilla e i Ruggirello.  Accanto al nuovo negozio c’era un catuso e a quel catuso si erano aggrappati, ogni giorno, frotte di ragazzi e di locali intellettuali.  Zù Totò regnava. Ogni tanto sorrideva, spesso portava i gomiti ai fianchi e tirava su le braccia per aggiustare i pantaloni. Il ricordo è vivo anche oggi, a venticinque anni dalla scomparsa (6 novembre 1994).
       L’eredità della Libreria – che nel corso degli anni ha fatto grandi passi da giganti – è rimasta al figlio minore Claudio e alla moglie Cettina. L’altro figlio, Pino, medico oggi in pensione, è stato primario di Medicina all’ospedale di Corleone. Adesso anche per il “piccolo” Claudio – insegnante alla Scuola media – è arrivato il momento della pensione e l’addio si è esteso anche alla storica libreria.
Alla quale – con la signora Castro – vanno i nostri auguri, certi di interpretare i sentimenti di tutti, di chi in quella “putia” ha acquistato almeno una matita. E’ l’augurio che anche ai tempi di Internet questa piccola mediatrice di cultura possa vivere per sempre.


Maria Rita Castro
Ragioniera, è titolare dell'attività commerciale e gestisce la vendita, le azioni promozionali, i contatti con i fornitori

Domenico Quaglino
Professionista, artigiano falegname, musicista, organista, chitarrista e suona la tuba. Si occupa del reparto strumenti musicali sia per la vendita che per la manutenzione.

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